Normativa ed obblighi per il Tfr
Secondo la normativa previdenziale del 2006, il lavoratore dipendente (ad esclusione di quello del settore pubblico) ha l’obbligo di scegliere sulla destinazione del proprio Tfr, se cioè lasciarlo in azienda, destinarlo ad un fondo pensione chiuso o ad uno aperto. Se entro 6 mesi dall’entrata in vigore della norma (gennaio 2007) non è stata effettuata alcuna scelta, il Tfr confluirà automaticamente in un fondo pensione chiuso previsto dalla propria categoria professionale. Se invece si sceglie di lasciarlo in azienda è necessaria apposita comunicazione scritta al responsabile aziendale.
Scegliendo di lasciare il Tfr in azienda, bisogna distinguere tra quelle con più di 50 dipendenti e quelle con meno di 50 dipendenti. In quest’ultimo caso, il trattamento di fine rapporto rimane in gestione al datore di lavoro che poi lo liquiderà al lavoratore al termine del rapporto lavorativo (per licenziamento, dimissioni o pensionamento).
È inoltre possibile fare richiesta fino ad un terzo dell’intero Tfr per far fronte a spese mediche o domestiche documentabili.
Nel caso di aziende con più di 50 dipendenti, invece, il datore di lavoro deve investire il Tfr che ha in gestione in un fondo comune di investimento.
Si sottolinea poi, che scegliendo di lasciare il Tfr in azienda si ha sempre la possibilità in futuro di decidere se destinarlo ad un fondo pensione, mentre non può avvenire il percorso inverso: ossia un Tfr confluito in un fondo pensione non può più tornare al datore di lavoro, ma si può solo effettuare il passaggio da un fondo pensione ad un altro.
Tra i vantaggi dei fondi pensione chiusi troviamo sia il versamento obbligatorio anche da parte del datore di lavoro, sia il fatto di poter dedurre tale versamento (non superiore a 5.164 euro) dall’importo imponibile per il calcolo delle imposte.