Assicurazione per ASL e ospedali per operazioni chirurgiche sbagliate



Le operazioni chirurgiche, da quella che può durare 10 minuti fino a quelle più delicate come i trapianti o operazioni alla spina dorsale, hanno tutte una certa percentuale di rischio.
Per “rischio” si intende che l’operazione potrebbe non riuscire come dovrebbe, creando dei problemi a medio lungo termine che potrebbero far cadere il paziente in uno stato psico-fisico peggiore del periodo pre-operatorio.

Pare che soprattutto in Italia (non stupiamoci di questo) sia più difficile ottenere un risarcimento per un’operazione andata male.

Analizziamo alcuni fattori che rendendo difficoltoso e lungo l’iter del riconoscimento del danno subito.
1) Non tutti gli amministratori degli ospedali sono onesti e sinceri. Può capitare che a vincere le gare d’appalto per la stipula della polizza assicurativa siano assicurazioni a rischio di insolvibilità, quindi, in caso di grande risarcimento danni, potrebbero non avere il denaro da dare al paziente o alla sua famiglia.
2) Il denaro speso per aprire una polizza di questo tipo proviene dalle nostre tasse, sono soldi pubblici e questo potrebbe incentivare di molto la disonestà di chi li amministra, quindi potrebbe accadere che l’ospedale spenda una cifra necessaria a garantire un alto massimale mentre in realtà il massimale garantito sarà molto inferiore. Questo significa che, come accade per l’RC Auto, l’ospedale potrebbe trovarsi costretto a rimetterci di tasca propria.
3) Quando si denuncia una ASL si ha bisogno di diversi certificati per provare che si ha subito un danno. Quello più importante proviene da una perizia di un medico legale del quale bisogna fidarsi ciecamente in quanto se il medico che ha sbagliato ha un nome altisonante può accadere che tra medici…

A quello appena elencato non dobbiamo dimenticare di aggiungere la lentezza della burocrazia italiana e le visite presso le commissioni mediche che in molti casi vengono vissute con altissimo stress per il paziente che quanto viene visto solo come qualcuno in cerca di soldi.

Questo tipo di cause sono molto, molto lunghe ma è comunque importante ricordare che si ha tempo fino a 5 anni per denunciare quanto successo, e che è indispensabile che la cartella clinica del paziente venga immediatamente richiesta all’ospedale se si ha l’impressione che l’operazione non sia ben riuscita: non sareste i primi ad essere vittime di un’inspiegabile perdita della propria documentazione medica.

Assicurazione per danni causati da sbalzi di tensione corrente elettrica Enel: per fortuna non serve



Spesso ci contattano degli utenti perché vogliono sapere se esiste un’assicurazione che risarcisce i danni che uno sbalzo di corrente elettrica può procurare agli elettrodomestici di casa.

Prima di tutto è bene precisare che negli anni la richiesta di energia elettrica è sempre più aumentata, e questo è avvenuto di pari passo con la tecnologia presente nelle nostre case. Oggi quasi chiunque ha un PC, una televisione ad LCD o comunque con molta elettronica all’interno, una lavatrice completamente elettronica, condizionatori, caldaie a gas comandate completamente da una scheda elettronica, ecc. Questo ha reso i nostri elettrodomestici più sensibili ai picchi di tensione elettrica (per non parlare dei fulmini) che possono verificarsi nei fili del nostro impianto elettrico.

Anche se è a tutti consigliabile installare uno stabilizzatore di tensione per tutta la casa (il costo è comunque levato), o quanto meno un gruppo di continuità per il PC, è bene sapere che la tensione nelle nostre case (e ormai quasi in tutta Europa e oltre) non è più di 220 volt ma di 230 volt. Per questo valore l’Enel dichiara sui contratti che il servizio è erogato correttamente e garantito entro una tolleranza del +/- 10%; quindi misurando con un tester la tensione elettrica di casa nostra deve risultare un valore compreso tra 207 e 253 volt.

Poter misurare un picco di tensione che ha bruciato un elettrodomestico e farci risarcire dall’Enel può essere molto difficile (e loro lo sanno) ma se dovesse capitarvi una brutta esperienza come quella della Sentenza n. 11193/2007 state pur certi che avrete indietro i vostri soldi.

Per prima cosa dovrete chiamare un elettricista che vi lasci una dichiarazione in cui asserisce che il danno ai diversi apparecchi è stato causato da un picco tensione troppo alto. Successivamente sarebbe meglio rivolgersi ad un avvocato per aprire la pratica di risarcimento, oppure potete provare a contattare il numero verde Enel per farvi dare l’indirizzo al quale spedire la raccomandata per la richiesta di risarcimento.

Nella sentenza si è dato ragione al cliente (anche dopo l’appello dell’Enel) perché di colpo si è trovato danneggiati il cellulare (si trovava sotto carica) il decoder, il frigorifero (con tutto il suo contenuto andato a male), il PC e la televisione.
L’articolo che il giudice ha applicato è il 2050 del Codice Civile che riguarda la “responsabilità per l’esercizio di attività pericolose”, e recita testualmente: “Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno”.

Cosa fare quando siamo coinvolti in un incidente stradale



Un sinistro stradale è un evento che può creare uno stato di confusione nelle persone coinvolte, ma ogni conducente dovrebbe essere in grado di mantenere la calma e ragionare lucidamente in modo da agire in maniera tempestiva ed efficace, soprattutto se vi sono dei feriti.
Una delle azioni più importanti da compiere è quella di far intervenire le forze dell’ordine chiamando il 113, o richiedendo la presenza della polizia municipale, le quali constateranno l’esatta posizione dei veicoli coinvolti e procederanno con i rilievi tecnici.

E’ estremamente importante non spostare i mezzi e non intervenire sui feriti a meno che non si abbiano conoscenze ed esperienza di primo soccorso.
Prima di procedere alla compilazione del modulo di constatazione amichevole (CAI), è buona norma assicurarsi della presenza di eventuali testimoni chiedendo loro le generalità e un numero di telefono per i futuri contatti.

Purtroppo, può accadere che il veicolo responsabile dell’incidente sia un veicolo “pirata” e che non si fermi per accertarsi delle condizioni delle persone coinvolte, e per la compilazione del modulo blu. In questo caso è necessario avere la lucidità per individuare e segnare rapidamente su un foglio o registrare sul cellulare il numero di targa del responsabile.

Se invece il responsabile si ferma ma non riconosce di avere torto nella dinamica del sinistro, la persona coinvolta può compilare il modulo blu anche se non viene poi firmato dalla controparte, ma per agevolare e velocizzare le pratiche per il risarcimento dovrà recuperare alcuni dati importanti relativi al veicolo altrui e alla persona che ha causato il sinistro (targa, nome compagnia assicuratrice, generalità del conducente, data e ora, dinamica dell’incidente).

L’articolo 1913 del codice civile stabilisce che l’assicurato deve denunciare l’accaduto al proprio assicuratore entro 3 giorni dalla data del sinistro (o dal momento in cui ne è venuto a conoscenza). Tale procedura va seguita anche quando l’assicurato ritiene di essere estraneo al sinistro o di non avere alcuna responsabilità. Si tratta della cosiddetta “denuncia cautelativa”, ovvero di una procedura che tiene indenne l’assicurato di fronte a pretese inconsistenti o truffaldine.

Se a seguito del sinistro si riportano lesioni fisiche, il conducente ferito ha la possibilità di fare una querela contro il responsabile entro 3 mesi dall’evento. Può essere querelato anche chi si dà alla fuga, ma in questo caso non conoscendo le generalità del responsabile bisognerà presentare una denuncia contro ignoti, in modo tale da ottenere un eventuale risarcimento da parte del Fondo vittime della strada.

E’ bene ricordare che la legge impone alle persone coinvolte in un sinistro di prestare tutta la collaborazione al fine di evitare, eliminare o di aiutare ad attenuare le conseguenze dannose di un sinistro. Ciò comporta che chiunque venga coinvolto in un sinistro, se privo di danni fisici, deve adoperarsi per aiutare le altre persone coinvolte, anche limitandosi a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine o del personale medico e paramedico. Un’eventuale omissione può addirittura comportare la perdita del diritto al risarcimento o una consistente riduzione della somma prevista.

Quando l’incidente avviene sul territorio italiano con un veicolo immatricolato all’estero, non si dovrà presentare richiesta di indennizzo diretto alla propria compagnia assicuratrice, bensì sarà necessario contattare l’UCI (Ufficio Centrale Italiano) che è l’organo incaricato per la gestione dei sinistri causati da veicoli assicurati all’estero.